Pur approvando diverse battaglie di Beppe Grillo, non ultimo quella contro le agenzie per il lavoro e i call center, non mi piace la sua avversione per il professor Veronesi, laico, voce a favore dell'autodeterminazione di noi donne in tema di maternità e non maternità, favorevole al testamento biologico e al morire con dignità, che considera l'omosessualità come una normale espressione della vita e dell'affettività umana.
Ed ecco un'altra cosa che apprezzo di Umberto Veronesi, oltre al suo essere vegetariano: l'animalismo. Ecco come si è espresso contro la caccia:
L'INTERVENTO
Veronesi:
«Sono per l'abolizione totale
Istinti
primitivi, non divertimento»
L'oncologo:
«L'uccisione di ogni animale è un danno all'ecosistema»
di
UMBERTO
VERONESI
L’approvazione da parte del
Senato dell'
emendamento che ripropone
la riduzione dei limiti della stagione di
caccia è stato definito un blitz da parte delle associazioni
ambientaliste, Wwf compreso. Concordo sul fatto che questa decisione non debba
passare sotto silenzio. Ed è giusto che le Regioni, a cui spetta le decisione
finale circa l'estensione del periodo venatorio, considerino attentamente le
motivazioni di chi vuole porre un freno al massacro degli
animali.
Personalmente sono a favore dell'abolizione totale della
caccia per questione di principio: sono un non violento e un
pacifista e non posso concepire che uccidere esseri viventi ignari e indifesi
possa essere definito un divertimento o addirittura uno sport. Sono un
animalista convinto: sono vegetariano per motivi etici e mi batto da sempre per
il rispetto della vita degli animali nell'ambito della ricerca scientifica e
dell'utilizzo per l'alimentazione umana. Come medico e come scienziato mi batto
da sempre per il rispetto e il mantenimento degli equilibri della natura e credo
che l'uccisione degli animali sia un danno
all'ecosistema.
Credo quindi che l'attività venatoria non dovrebbe
esistere in un mondo civile e penso comunque che cinque mesi di
crudeltà verso gli animali siano più che sufficienti per dare sfogo agli istinti
violenti, che io giudico primordiali, di chi non la pensa come me. Per fortuna
si tratta di una minoranza: si stima che i cacciatori in Italia siano circa
750.000. Mi sembra assurdo, per lo svago di questo piccolo gruppo, rischiare di
alterare l'equilibrio ambientale. Bisogna pensare alla riproduzione degli
animali, ai nidi vuoti, ai piccoli senza cibo perché chi lo procura è stato
ucciso. Senza contare i danni per il turismo ambientale, una risorsa importante
e un esempio di cultura del nostro Paese, come ha segnalato con intelligenza il
ministro Michela Vittoria Brambilla. Condividere con i cacciatori un ambiente
incontaminato, un bosco, un prato, può creare disturbo, oltre che ragionevole
apprensione, ha sottolineato il ministro. E io aggiungo che non si può godere
della nostra natura, insegnare ai nostri ragazzi ad amarla e rispettarla come
risorsa fondamentale del loro futuro, con lo spettro di uomini con in braccio un
fucile, che si aggirano pronti a far scorrere il sangue degli animali che di
questa natura sono una bellissima espressione.
Non è giusto calpestare il diritto di tutti per il piacere
di pochi. Oltre tutto quasi esclusivamente maschi. Tengano conto i
sostenitori della caccia che negli anni '90 sono stati indetti ben tre
referendum per estendere i divieti della caccia. Nessuno ha raggiunto il quorum
perché, appunto, la caccia è una passione di pochissimi, e per il resto della
gente non è chiaro il suo impatto ambientale e la sua componente di crudeltà e
dunque pensa non sia un problema che la riguarda di persona. Se tuttavia
interrogati, gli italiani si dichiarano sfavorevoli: lo confermano tutti i
sondaggi d'opinione degli ultimi anni. L'ultima ricerca di Eurisko di cinque
anni fa ha evidenziato che oltre il 74% degli italiani è contro la caccia e sono
certo che se si ripetesse oggi, grazie alla maggiore consapevolezza
dell'importanza dell'ambiente, la percentuale sarebbe ancora più
alta.
caccia
| inviato da
ladeabastet il 20/2/2010 alle 16:31 | |